Storia della Chiesa
La Testemonianza
Mi chiamo Salvatore Amato e sono nato a Siracusa il 24 febbraio 1972.
Risiedo tuttora nella stessa città con la mia splendida famiglia, oggi composta da mia moglie Marisa e dai nostri tre figli: Antonio, Eunice e Joseph Amos.
Tutti noi abbiamo una storia, tutti ricordiamo il periodo dell’infanzia, le esperienze vissute nel corso degli anni, che ci hanno più o meno segnato, strutturando diversamente la nostra personalità.
Il ricordo della mia infanzia è quello meno felice, perché rievocativo di un momento di grave tensione in famiglia, determinato dai frequenti dissapori fra i miei genitori.
Avevo dieci anni quando il rapporto tra mio padre e mia madre si incrinò irrimediabilmente e vidi crollare il bene più prezioso che un bambino possieda: la famiglia.
In quella situazione ogni cosa sembra sfasciarsi, i muri della tua casa sembrano sfondarsi ed il tetto crollare e, allora, senti una voce gridare dentro: Fuggi lontano. Perché sopportare? Ma dove può scappare un bambino …
Negli anni a seguire sviluppai un carattere aggressivo, manifestando una personalità pressoché inaccessibile. Costruii intorno a me un muro di durezza, spesso e protettivo; mi rendeva fiero essere duro.
All’età di tredici anni, mio padre mi iscrisse in una palestra di pugilato. Praticare quello sport, mi aiutò a sfogare la mia rabbia e mi fece acquisire una maggiore sicurezza in me stesso.
Sono sempre stato piuttosto forte fisicamente ma lo divenni ancora di più, allenandomi con tenacia e determinazione. Volevo diventare un campione in quella disciplina sportiva.
Disputai con successo i primi incontri di pugilato e negli anni le mie imprese agonistiche si imposero all’attenzione sia dell’organizzazione sportiva di appartenenza che dei media locali.
Avevo la reputazione di essere estremamente forte sul ring e questo naturalmente aveva i suoi vantaggi. Ero temuto e trattato con rispetto da tutti.
Conducevo un’intensa vita sociale, che si svolgeva per lo più nelle ore notturne, tra locali affollati e feste private.
Possedevo una moto di grossa cilindrata, che guidavo come un folle al massimo della velocità, sprezzante del pericolo.
Anche con le ragazze avevo successo. I miei amici mi invidiavano e me lo dicevano apertamente.
Tutto questo però non mi rendeva felice.
Un giorno qualcuno dimenticò una Bibbia sul posto di lavoro di mio padre. Incuriosito da quel “libro”, che nessuno veniva a reclamare, lo aprì ed iniziò a leggerlo. Il suo interesse, per le cose che apprendeva dalla lettura della Bibbia, crebbe sempre di più, tanto che non smetteva di investigare le Scritture nemmeno la notte, spinto da un profondo bisogno di conoscere la verità.
Il desiderio di approfondire il significato della Parola e la ricerca della verità indussero mio padre a recarsi a Priolo Gargallo, all’indirizzo comunicato da un’emittente cristiana.
A quell’indirizzo mio padre trovò una chiesetta evangelica, che iniziò a frequentare assiduamente.
Questo cambiò tutto.
In breve tempo mio padre, mia madre, mio fratello e mia sorella si convertirono alla Verità.
I miei genitori si riconciliarono e la mia casa venne ricostruita, questa volta su fondamenta incrollabili, sulla Roccia, che è Cristo Gesù il Signore. Alleluiah!
Naturalmente la mia famiglia iniziò a pregare per me e a testimoniarmi l’amore di un Dio grande, che non aveva esitato a sacrificare il Suo unico Figlio, perché io potessi ricevere la vera vita.
Costantemente mia madre mi invitava con amore a conoscere la sola Presenza, che poteva appagare il mio cuore, cambiandone i desideri.
All’epoca non potevo comprendere cosa fosse la presenza di Dio né cosa significasse avere gioia nel cuore.
Intanto i miei frequentavano regolarmente le riunioni di culto e la domenica mi invitavano ad unirmi a loro; io, però, declinavo puntualmente quell’invito, per proseguire la mia corsa verso uno stile di vita vuoto ed insignificante.
"Tuttavia, l’evidenza di quattro vite cambiate, che riflettevano la meravigliosa grazia di Dio, ben presto divenne un forte richiamo al mio vano modo di vivere, mostrandone tutta la bruttezza. Stavo vivendo in maniera totalmente egoistica e per cose totalmente inutili, senza alcuna gioia. E intanto si faceva sempre più insistente nella mia mente il pensiero di quella Presenza, che solo può cambiare i cuori."
– Pastore Salavatore Amato
La Chiamata
Nel 1992 mi allenavo nella Nazionale di pugilato, presso il Centro Sportivo di Roma.
Un giorno d’estate, subito dopo pranzo, andai a riposarmi, perché mi ero allenato per tutta la mattina ed avrei dovuto riprendere gli allenamenti nel pomeriggio.
Caddi in un sonno profondo e fu allora che Dio si manifestò attraverso un sogno: Ero tornato nella mia città. Aprivo la porta di casa e mi trovavo davanti a tanti bambini di colore. Mentre cercavo di capire cosa facessero quei bambini a casa mia, scorsi mia madre in cucina, intenta a pulirne uno. Proseguii verso la mia camera e mi accorsi che anche nel mio letto c’era un bambino che dormiva. Mi avvicinai e lo accarezzai. Il bambino allora si girò verso di me e mi chiese chi fossi. Ero io, piuttosto, a voler sapere da lui cosa ci facesse nel mio letto, ma continuai ad accarezzarlo e risposi: “Sono un amico”.
Non appena pronunciai quelle parole, sentii un fuoco bruciare dentro di me ed allo stesso tempo pervadermi di brividi. Mi svegliai e quella presenza di fuoco era ancora sopra di me.
In quel momento mi ricordai delle parole di mia madre e compresi che Dio mi stava visitando. Sì, quella doveva essere proprio la presenza di Dio.
Non sapevo pregare ma chiesi al Signore di poterLo conoscere.
Subito dopo telefonai a casa e raccontai il sogno a mia madre, che, dall’altro capo del telefono, esultò dando gloria a Dio. Appena due giorni dopo feci le valigie e tornai a casa, in Sicilia, con l’intenso desiderio di conoscere il Signore e dimorare nella Sua meravigliosa presenza.
Nel periodo che seguì, maturai la decisione di abbandonare il pugilato, perché, se il Signore mi invitava ad amare il mio prossimo, non potevo continuare a prenderlo a pugni.
Mentre rispondevo alla Sua chiamata ed imparavo nuovi modi di relazionarmi con Lui, capii che Dio voleva arrivare fino in fondo con me.
Così mi arresi completamente e nel mio cuore sentii nascere un desiderio ardente per la conquista delle anime. Ancora non conoscevo quale fosse il fine della mia chiamata, ma il seme era stato impiantato ed io cominciavo a vedere gli altri come persone per cui Cristo è morto.
Un giorno, sul mio posto di lavoro, si fermò una macchina, da cui scesero alcune persone, per chiedere indicazioni stradali. Erano di nazionalità singalese. Nonostante le difficoltà di lingua, capimmo di essere fratelli in Cristo; nel salutarmi, uno di loro, un pastore, mi lasciò degli opuscoli in lingua singalese, perché li distribuissi, qualora ne avessi avuto l’opportunità, fra i suoi connazionali.
Mantenni fede all’impegno assunto, consegnando immancabilmente il prezioso volantino ad ogni singalese che passava per il mio posto di lavoro.
Un giorno mi spinsi oltre ed invitai alcuni singalesi alla riunione di culto della domenica.
All’appuntamento, si presentarono sette persone e tutte e sette, quella stessa sera, confessarono Cristo come personale Salvatore.
Nel dicembre 1999, fui invitato a partecipare alla prima riunione di un piccolo gruppo di singalesi, appena affacciatisi alla fede in Cristo. Mi recai presso l’abitazione in cui si svolgeva l’incontro e mi unii alla preghiera dei presenti.
Quella sera il fratello, che aveva condotto la riunione, informò il gruppo che a giorni sarebbe partito per lo Sri Lanka.
D’istinto, rivolgendomi alle persone presenti, dissi: “Lui parte, ma io il prossimo venerdì sarò qui, per pregare insieme a voi”.
Così iniziai ad addentrarmi in una realtà e cultura che non conoscevo. Di settimana in settimana incontravo il gruppo singalese e, nonostante non parlassi la stessa lingua, riuscivo miracolosamente a condurre le riunioni e tutti ci sentivamo benedetti dalla presenza di Dio.
In quel periodo, ho sperimentato che il modo migliore per seguire Cristo è cominciare a farlo.
Quando il dubbio trattiene e gli ostacoli appaiono insormontabili, scegliere di servirLo comunque, rende capaci di operare.
Una sera, durante una riunione di preghiera, d’un tratto pensai “Signore, non starai progettando di mandarmi in Sri Lanka, perché io non voglio andare”. E fu allora che lo Spirito Santo mi aprì la mente, rendendomi chiara la visione che, fino a quel momento, era stata come un sogno vagamente ricordato.
Seguì un periodo di intensa preparazione spirituale, in cui sperimentai una comunione speciale con il Signore e lo Spirito Santo mi addestrò, per operare nel campo missionario. Trascorsi molto più tempo con il gruppo singalese, approfondendone usi e costumi ed esercitando la lingua. Digiunai a lungo per ricevere l’equipaggiamento di cui necessitavo, per affrontare una realtà che non conoscevo direttamente.
Il 4 maggio 2005, io, Marisa e i nostri primi due figli, atterrammo all’aeroporto di Colombo in Sri Lanka. Era il mio primo viaggio missionario in quella nazione sconosciuta.
Non eravamo ancora scesi dall’aereo, che fummo investiti da un’ondata di caldo così violenta, che mia moglie, scherzando, o quasi, disse: “Salvo, torniamo indietro”. Rimasi sveglio tutta la notte per pregare, implorando Dio di mostrarmi come dovessi muovermi in quella terra straniera.
Il giorno dopo, Oschan, fratello e compagno d’opera, ci prelevò dall’albergo in cui avevamo pernottato, per condurci a Nikambu, dove saremmo rimasti per quasi un mese, presso una casa della sua famiglia.
Per tutto quel periodo, Dio si è usato di noi, per incoraggiare e sostenere le chiese locali, per predicare il Vangelo nei villaggi più sperduti ed irraggiungibili.
Ogni giorno io ed Oschan, con mezzi di fortuna, percorrevamo centinaia di chilometri, e, laddove mancavano le strade e davanti a noi si sbarrava una folta vegetazione, ci aprivamo un varco, camminando per ore.
La potenza del Vangelo ha liberato, guarito e guadagnato tante anime a Dio. Diversi buddisti hanno fatto il passo di fede verso Cristo e tanti altri singalesi hanno confessato Gesù come Salvatore. Alleluiah.
E’ stato emozionante vedere come tutti stupivano nel sentirmi parlare la loro lingua ed erano colpiti dall’interesse che mostravo per le loro vite.
Dio ha mostrato la Sua fedeltà anche proteggendo la mia famiglia, per tutto il periodo di soggiorno in Sri Lanka. Si è preso cura di noi, rispondendo ai più piccoli bisogni.
Ricordo che in una giornata particolarmente afosa, dopo un lungo viaggio (nove ore per percorrere 300 Km), raggiungemmo il villaggio dove avrei predicato la sera, su invito del pastore del luogo.
Mia moglie mi chiese di prenotare una camera d’albergo climatizzata, perché i bambini erano insofferenti alle temperature locali.
Il vecchio condizionatore incassato al muro della camera d’Hotel era estremamente rumoroso; in effetti emetteva più rumore che aria fresca, ma noi eravamo talmente stremati che ci addormentammo lo stesso.
Ad un tratto mi svegliai tutto sudato, perché il climatizzatore, nel frattempo, si era bloccato e non funzionava più. Feci una semplice preghiera, non tanto per me ma per mia moglie e i miei figli, che non erano abituati a quel caldo.
Mi riaddormentai e sognai un uomo nella mia camera d’albergo, che mi diceva: “Vedi Salvo, questo climatizzatore è uguale al mio” e – mentre indicava con il dito uno sportellino – continuò: “Aprilo e premi il bottone all’interno, vedrai che riparte”.
In quel momento aprii gli occhi, mi avvicinai al climatizzatore e, con mio grande stupore, notai una piccola incavatura, dove a stento entrava un dito.
Riuscii a raggiungere lo sportellino ed a premere il pulsante. Il climatizzatore, allora, riprese a funzionare (dopo l’iniziale brusco Booooooo). Alleluiah.
Sono tornato in Sri Lanka nel 2007 e alla fine del 2008 e, successivamente, nel 2009 e nel 2010.
Anche in quelle occasioni, vedere l’estrema povertà e le situazioni difficili, che quel popolo deve affrontare quotidianamente, mi ha insegnato molto più che anni di scuola.
E’ stato impressionante scoprire come la Chiesa, nonostante le necessità e le gravi ristrettezze, abbia realizzato la vera ricchezza e viva nella libertà e nella potenza dello Spirito, piena d’amore per il prossimo.
Se permettiamo a Cristo di prendere possesso della nostra vita, ci uniremo alla potenza che è al di sopra di ogni cosa, quella potenza divina che non ha eguali. Avremo la forza che viene dall’alto e potremo sperimentare una vita di Fede!
Il mio ultimo viaggio missionario in Sri Lanka è avvenuto nel maggio 2019, subito dopo gli attentati terroristici del 21 aprile, che hanno colpito, oltre a diverse strutture alberghiere, anche tre chiese cristiane, nel giorno in cui si celebrava la Pasqua.
Gli attacchi terroristici avevano consegnato il Paese ad un clima di paura, ed io arrivavo quando i turisti stranieri avevano già abbandonato Lo Sri Lanka, i negozi erano chiusi e le strade deserte.
Ho potuto constatare personalmente la gravità della situazione, quando mi sono state mostrate le immagini delle violente esplosioni, che riproducevano scene di corpi scempiati, di terrore diffuso, di fughe in massa dalle città.
Il feroce attacco islamico ai cristiani non è assurto alle cronache dei media con dovizia di dati e nella sua effettiva portata.
Dai telegiornali italiani non è stata riportata tutta la verità sui fatti realmente accaduti in Sri Lanka né alcuna informazione è stata data sulle fortissime tensioni nate in seno alla stessa popolazione civile.
Gli attacchi di matrice islamica, purtroppo, hanno fomentato odio e generato violenti scontri e rappresaglie nei villaggi con la maggior densità di abitanti di fede musulmana, che, sol per questo, sono stati vittime della ferocia dei propri connazionali.
Nonostante il coprifuoco disposto dalle autorità locali, ho potuto raggiungere diverse località, incontrando le famiglie che avevano visto morire i loro cari, abbracciando i feriti e quanti soffrivano, perché confinati a letto o costretti su una sedia a rotelle.
Ho pregato e pianto insieme a loro e Dio mi ha dato grazia di infondere nei loro cuori conforto e speranza, ma soprattutto la certezza della vicinanza e dell’Amore di un Padre, che non li aveva abbandonati in quella terribile condizione.
Ho predicato nelle chiese ed incoraggiato la fratellanza, anch’essa gravemente colpita.
Durante i culti, Dio ha manifestato potentemente la Sua presenza, guarendo, liberando e portando a salvezza tante anime, che stavano vivendo nel terrore e nella paura.
E’ meraviglioso testimoniare come il Signore abbia operato in quel momento di oscurità e ci abbia circondato della Sua protezione. E di ciò abbiamo avuto piena consapevolezza quando, nel corso di un incontro, sono intervenute le forze militari, essendo stata segnalata la presenza di una vettura “sospetta”, parcheggiata sul retro dei locali in cui eravamo riuniti. In effetti, si trattava di un’autobomba pronta ad esplodere da lì a poco.
E’ proprio vero che tutto quello che facciamo per amore degli altri, produce benedizione e pienezza di vita. In quella circostanza, la protezione di Dio ha testimoniato senz’altro questo: dove c’è amore c’è vita!
Di ritorno in Italia, una nuova preghiera si è aggiunta a quelle che sono solito fare quotidianamente: “Padre, serviti di me fino alle estremità della terra, perché io possa ubbidire al comandamento di annunciare Gesù tra gli ultimi di questo mondo”.
– Pastore Salavatore Amato
La Chiesa locale
Come sopra narrato, la storia della chiesa singalese di Siracusa, nei fatti, ha avuto inizio quando, nel 1992, attraverso un sogno, un giovane italiano ha ricevuto la chiamata a servire quel popolo.
La Comunità non è stata mai numerosa ma al tempo stesso ha visto parecchie conversioni.
Questo perché i suoi membri spesso rimangono a Siracusa solo per un tempo, per cui c’è un continuo ricambio. A me piace ritenerla un centro di addestramento reclute, preparate per prestare servizio altrove.
Nel corso degli anni, sono stati numerosi i fratelli che, dopo un periodo di permanenza a Siracusa, hanno fatto rientro in Sri Lanka o si sono spostati in altre città d’Italia o all’estero, portando con sé la testimonianza di un’esperienza di fede maturata nell’ambito della nostra chiesa.
Il caro fratello Oshan, mio compagno d’opera, al momento si trova a Malta con la sua famiglia, e, in quella realtà, Dio l’ha chiamato a servire tra i suoi connazionali; è già sorta una chiesa frequentata da persone singalesi, cui è stata testimoniata la Verità.
Parimenti, il fratello Malic oggi serve come pastore in una chiesa a Manchester, dove si è trasferito da qualche anno con la famiglia.
Inoltre, è interessante considerare come i fratelli singalesi, che frequentano la chiesa, fungano da strumento per “agganciare” le famiglie rimaste in Sri Lanka, non ancora convertite.
Nei miei viaggi missionari, ho potuto portare personalmente il messaggio di salvezza nelle loro case ed il Signore non ha mancato di manifestare la Sua gloria.
La mia chiamata iniziale è stata per il popolo singalese ma, nel tempo, quella chiamata ha assunto contorni più ampi, protendendosi verso una visione più inglobante.
Lo Spirito Santo ha suscitato nel mio cuore una visione per le nazioni, la cui salvezza sarebbe arrivata attraverso il popolo singalese.
Tutto ciò ha dell’incredibile ma è quello che è successo a partire dal dicembre 2015, quando ho iniziato a lavorare presso alcuni centri di accoglienza per migranti. In particolare, già all’epoca, sono stato applicato su tre diverse strutture a Siracusa, dove vengono ospitati separatamente uomini, minori e donne sole.
Si sono così create le condizioni perché potessi entrare in contatto con altre etnie, e in particolare con persone africane. Ho annunciato loro la salvezza in Gesù Cristo e diversi si sono convertiti e battezzati.
Naturalmente, la chiesa è frequentata anche da persone italiane ed è meraviglioso vedere come Dio faccia delle nazioni un solo popolo, che adora il Suo nome con lingue diverse ma in un unico Spirito.
Con il passare degli anni, e precisamente nel 2015, dopo avere cambiato più locali di culto, tutti condotti in locazione, abbiamo iniziato a pregare per la costruzione di una chiesa.
Fin da subito, mi sono attivato presso gli uffici comunali competenti, per avere informazioni su aree comunali disponibili per la realizzazione di edifici di culto. Dopo aver ispezionato i vari siti, il mio interesse è stato catturato da un lotto di terreno, collocato in una posizione ottimale per ospitare la chiesa.
Purtroppo, si trattava di una delle zone più appetibili della città, verso cui numerosi imprenditori avevano già diretto la loro viva attenzione.
La nostra richiesta al Signore, perché ci introducesse in quel “territorio”, è stata rinnovata in ogni riunione di preghiera, per tutti i mesi e gli anni a seguire.
Nel frattempo, si sono avvicendati i sindaci ed è cambiata più volte l’amministrazione locale, con la conseguenza che, ad ogni nuovo insediamento comunale, ho dovuto riproporre le mie istanze e riavviare la prevista procedura burocratica.
Dopo tre anni, all’inizio del 2018, quando oramai stanco dei continui impedimenti burocratici e delle scarse probabilità di successo, anche in considerazione dei numerosi soggetti interessati, in grado di esercitare pressioni autorevoli, il mio spirito amareggiato ha gridato a Dio, chiedendoGli se fosse nella Sua volontà che continuassimo a pregare per quel terreno, perché se così non era, quella preghiera poteva ritenersi del tutto inutile.
In quel momento, lo Spirito di Dio ha parlato al mio spirito in modo chiaro e forte: “Ne entrerai in possesso entro cinque anni!”.
Da lì a poco, l’Assessore con cui mi ero relazionato per l’istruttoria della pratica, facente parte dell’amministrazione uscente, ha imposto, prima dell’insediamento della nuova Giunta, un vincolo di destinazione su quel terreno, per evitare finalità speculative.
E’ stata così adottata una delibera, che ha destinato quell’area alla realizzazione di edifici di culto.
Questo intervento è stato determinante affinchè, nel tempo stabilito, si potesse adempiere la promessa di Dio. Dal canto mio, ogni settimana ho continuato a bussare alla porta dell’Ufficio preposto, per avere ragguagli in merito allo stato della pratica, con la certezza assoluta che avevamo già vinto la nostra battaglia.
In data 8.07.2020, entro cinque anni (2015 - 2020), secondo la Parola data dal Signore, ho firmato il rogito notarile per la concessione, in favore della Chiesa “Monte degli Ulivi”, del diritto di superficie su quell’area.
Miracolosamente il Signore ci ha introdotto nella promessa e miracolosamente Egli Stesso provvederà alla costruzione del Suo Tempio. All’Iddio Onnipotente sia tutta la Gloria!